Un pò di storia

SASSALBO POPOLO DI SAN MICHELE ARCANGELO

Laggiù in fondo alla Valle del Rosaro, da quando fu costruita la Via Militare Modenese nel XIX secolo, Sassalbo è rimasto un Paese isolato dalle direttrici viarie, ma anticamente era un passaggio obbligato per quanti dalla Lombardia volevano recarsi sulla Costa Mediterranea, percorrendo quell’antica via di transumanza, una pista perenne che congiungeva Luni a Reggio Emila: la Via dei Lombardi per chi viveva nel versante marino; la Via dei Toschi per chi viveva nel versante Emiliano.

Proprio così è Sassalbo, ai piedi del valico dell’Ospedalaccio, quello più vicino al mare, quasi a nascondersi da occhi curiosi,  come se volesse nascondere le sue antiche tradizioni, i suoi miti carichi di fascino e di mistero.

Sassalbo e i suoi gessi

Sassalbo nasce chissà quando: c’è chi vuole  la  Sua Cappella di S. Michele Arcangelo già esistente all’epoca del passaggio della salma di San Venerio, quando, nell’ottavo secolo, per sottrarla dalla rapacità dei Saraceni fu trasportata dal Monastero dell’Isola del Tino a Reggio Emilia. Sembra proprio che a Sassalbo, prima di affrontare l’ultimo strappo per valicare l’Appennino presso il Passo dell’Ospedalaccio, si fosse fermata la carovana dei fedeli che in processione accompagnavano la salma del Santo, già oggetto di culto da parte sia delle genti Padane che di quelle Tirreniche. E la salma sostò proprio li, nella Cappella di San Michele di Sassalbo, dentro l’Urna di marmo che fu usata per la traslazione.  Sassalbo quindi  aveva la sua Cappella sicuramente prima del Mille, anche se appare per la prima volta nel  1137 data del Privilegio di Lotario II Imperatore  insieme alla Cappella di Santa Maria di Pognana, le Chiese di Santa Margherita di Verrucola Bosi.  Ragionare di storia per arrivare al presente, Sassalbo un paese vivo e vitale dove ha Sede il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, dove la “caparbietà” dei suoi abitanti sta cercando un nuovo modello di vita  che sappia trarre dalla sua storia, dalle sue tradizioni una formula di nuovo sviluppo sostenibile.

Sassalbo è montagna vera,  una montagna che invita a sprofondarci nella natura, negli elementi del pianeta con cui le ere dell’uomo sono riuscite a convivere e che questo secolo sta rischiando di spezzare per sempre, a immergerci in questi sassi, in questa storia, in queste tradizioni.

 

Tratto da uno scritto di Emanuele Bertocchi